Rimini, tutti addormentati?
Sono trascorsi ormai tre giorni e non è accaduto nulla. Non so se sia un bene o un male che in pochissimi abbiano dato segnali di aver inteso alcuni passi del discorso tenuto dal nostro ministro Tremonti al meeting di Comunione e Liberazione.
Una certa quantità di diritti e di regole è un lusso che non possiamo più permetterci: non possiamo pensare che il mondo si adatti all’Europa, è l’Europa che deve adattarsi al resto del mondo.
E quando si fanno discussioni sul mondo perfetto, sui diritti perfetti… ottimo, però bisogna stare attenti che se tu vuoi i diritti perfetti nella fabbrica ideale, rischi di conservare i diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un’altra parte.
Escludendo che Tremonti si riferisse alle regole sulla sicurezza (almeno la sicurezza sul lavoro non tocchiamola), escludendo che intendesse regole ambientali (una fabbrica inquinante e/o malsana è ancora un problema di sicurezza), restano regole e diritti sui contratti di lavoro, che adesso ce ne sarebbero …troppi.
Ohibò, una cosa del genere, detta da chi un anno fa tesseva le lodi del posto fisso sembra già di per sè strana. Ma allora si riferiva ad un posto fisso in un’azienda di che tipo?
In ogni caso, trovo ancora più stupefacente che questa affermazione molto categorica e poco solidale sia passata inosservata e incontestata. Trattandosi del meeting di CL mi sarei immaginato una presenza numerosa di cristiani in platea. Magari qualcuno di loro si trovava pure nell’acciaieria di Terni il 19 marzo 1981, quando Giovanni Paolo Secondo diceva che la lotta dei lavoratori per la giustizia
trova riscontro nel Vangelo e l’insegnamento della Chiesa non può essere diverso. La Chiesa vuole un mondo giusto, sempre più giusto. E tutti coloro che partecipano a questo sforzo sono in sintonia con il Vangelo e con la dottrina cristiana.
Mi pare dunque di capire che la fabbrica perfetta sia in linea con la dottrina cristiana, togliere giustizia e diritti ai lavoratori no. Possibile che tra tutti i cervelloni di CL in platea non sia saltato fuori nessuno a opinare il discorso di Tremonti?
Poi, già che siamo in tema di opinioni diverse, mi piace segnalare la lettera aperta degli economisti.
A proposito proprio dell’Europa che dovrebbe adeguarsi al mondo, molti economisti la pensano esattamente in maniera diversa. Solo due mesi fa mettevano nero su bianco che
Occorre cioè che l’Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, di equità sociale.
L’estratto che ho citato fa parte di un messaggio indirizzato ai membri del nostro governo che vi invito a leggere, firmato da un gran numero di docenti e ricercatori universitari (guardate in calce alla lettera se non ci credete).
