fanculo Marinetti
In questi giorni ricorre il centenario del Manifesto del Futurismo, infatti il 20 febbraio 1909 le Figaro ne pubblicò il testo integrale, dando risalto internazionale al pensiero di Marinetti e degli altri fondatori.
Il testo fu pubblicato precedentemente su altri giornali nostrani, tra cui la Gazzetta dell’Emilia e l’Arena di Verona, il 5 e il 9 febbraio, quindi se mi dite che sono in ritardo e che il centenario è già passato avete ragione.
A me quel manifesto non è mai piaciuto: la guerra igene del mondo? Ma siamo scemi? E poi detesto il rumore delle automobili da corsa e trovo affascinante la Vittoria di Samotracia, così come cerco di evitare il frastuono e le affermazioni categoriche.
In deroga a quanto sopra, una la faccio adesso: vaffanculo Marinetti, ispiratore del fascismo, della guerra, dell’insulso modo di vivere occidentale che sta uccidendo il mondo!
Ti dedico una poesia che parla di locomotive scritta da Boris Vian, un ingegnere, spero che ti piaccia.
A me piace molto di più di quel manifesto di panzane ributtanti che hai scritto cento anni fa.
Lei sarebbe là, così pesante
Con il suo ventre di ferro
E le sue balze di latta
I suoi tubi di acqua e di febbre
Lei correva sui suoi binari
Come la morte alla guerra
Come l’ombra negli occhi
C’è tanto lavoro
Tanti e tanti colpi di lima
Tanta pena e tanto dolore
Tanta collera e tanto ardore
E ci sono tanti anni
Tante visioni sovrapposte
Di volontà accumulata
Di ferite e di orgogli
Metallo strappato al suolo
Martirizzato dalla fiamma
Piegato, tormentato, crepato
Ritorto a forma di sogno
C’è il sudore delle generazioni
Chiuso in questa gabbia
Dieci e centomila anni di attesa
E di stupidaggine vinta
Se restasse
Un uccello
E una locomotiva
Ed io solo nel deserto
Con l’uccello e l’affare
E se dicessero scegli
Che farei, che farei
Avrebbe un becco sottile
Come si addice ai passerotti
Due bottoni brillanti agli occhi
Un piccolo ventre rotondo
Lo terrei nella mia mano
Ed il suo cuore batterebbe veloce
Tutt’intorno la fine del mondo
In duecentododici episodi
Avrebbe piume grige
Un po’ di ruggine sullo sterno
E le sue fini zampette secche
Spilli inguainati di pelle
Andiamo, che cosa salvereste
Poiché bisogna che tutto muoia
Ma per i vostri leali servizi
Vi si lascia conservare
Un unico campione
Locomotiva o uccello
Riprendere tutto dall’inizio
Tutti questi pesanti segreti perduti
Tutta la scienza demolita
Se io lascio la macchina
Ma le sue piume sono così fini
Ed il suo cuore batterebbe così veloce
Che io mi terrei l’uccello.

February 12th, 2009 at 11:19 am
Marinetti morì qualche minuto dopo aver scritto la sua ultima poesia, “il Quarto d’ora di poesia della X Mas”, da repubblichino di Salò. Oltre che ispiratore, fascista tout court, dunque. Ne consegue che il ‘vaffanculo’ è d’obbligo, a lui e alla sua estetica malata, e che, come faceva il grande Vian, sputo sulla sua tomba.
February 24th, 2009 at 8:12 pm
Grazie.
Non conoscevo questa poesia, l’ho letta, immedesimandomi, incrociando le dita fino in fondo,… per fortuna ha scelto il passerotto.
April 21st, 2010 at 3:21 pm
Fanculo Trivigante e tutti gli altri pezzi di merda privi di spina d’orsale, che non sano e non possono apreziare l’idealismo di un uomo, la sua conseguenza, la sua arte, quel’ noccolo della sua anima rimasto puro fino al ultimo instante della sua vita. Marinetti era un’ grande nella sua vita e nella sua arte.
April 21st, 2010 at 4:46 pm
Eris, se l’idealismo che dovrei apprezzare, il nocciolo rimasto puro fino all’ultimo è quello che gli ha fatto scrivere frasi tipo “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna” allora sono ben felice di non possedere spina dorsale.
Non è necessario che siamo d’accordo, ma proprio per questo ti ringrazio di aver scritto il tuo commento.