pagine di Gian Marco


La funzione sociale del NIMBY

NIMBY (non nel mio giardino) è l’acronimo con cui, in senso dispregiativo, si suole bollare come priva di fondamento ogni legittima contestazione sulla sostenibilità di una qualsivoglia opera.

Inceneritori? Linee ad alta velocità? Autostrade? Fabbriche? Ecomostri? Per qualcuno, chi si oppone sarebbe un pappagallo che ripete il ritornello del Nimby.

Un bel paio di balle!

Il consumo, anzi lo spreco, di territorio è uno dei peggiori mali della nostra società bacata: il bene temporaneo di pochi a scapito dell’unica fonte di sostentamento che si è sempre rivelata eterna e universale: il territorio.
Infatti solo i campi coltivabili, le sorgenti d’acqua, i boschi, le montagne, il mare, il paesaggio danno sostentamento, garantiscono salute e concorrono alla stabilità sociale.
Negare l’acqua, inquinando o privatizzando, si crea povertà, rendere improduttivo un campo è un attentato all’indipendenza di chi vive in quel luogo.
Chi nega questo dato di fatto ci vuole poveri e legati mani e piedi a logiche che spesso non abbiamo scelto e non condividiamo.

Pretendere inquinamento di acqua o suolo, scempi paesaggistici o di rendere invivibili altre porzioni del nostro Paese è un atto scellerato, soprattutto se mascherato in nome del progresso.
Infatti non vi è progresso nella cancellazione sistematica della campagna, nelle colate di cemento sopra il verde, nei porti turistici al posto delle poche coste che ancora si sono miracolosamente conservate.
Opporsi a queste schifezze è un dovere morale e fanno bene tutti i NO-TAV sparsi per il nostro bel paese a tenere alta la guardia. Solo loro sono le sentinelle e i difensori rimasti a guardia di quanto si è conservato.
Loro si battono per il bene comune, mentre chi li ostacola sta impoverendo e abbruttendo il mondo.

La logica di chi bolla questi eroi di non vedere oltre il loro giardino è spesso descrivibile con questa frase: “son tutti bulicci con il culo degli altri“.
Facile chiedere di prenderlo in quel posto agli altri in cambio di un ipotetico tornaconto personale a centinaia di chilometri dal macello.
Si, perchè spesso si ammazza con certezza scientifica la vivibilità di un luogo in cambio di un programmato vantaggio per pochi.
Poi, finita la festa, nel culo l’hanno preso tutti: chiude la fabbrica o il giocattolino appena costruito, l’ambiente è compromesso, così si rimane disoccupati e senza possibilità di riconversione al turismo o all’agricoltura. Mi dite, cultori del culo degli altri, chi ci ha guadagnato e per quanto tempo?

Per questo motivo auguro una lunghissima vita a tutti i NO-TAV esistenti e che esisteranno in futuro. Sono indispensabili.

2 Commenti a “La funzione sociale del NIMBY”

  1. gianni bestagno Ha scritto:

    …dai che speranza c’è, Vendola può insegnarci molto,
    che forse non si deve solo resistere. noi per intanto si faccia la nostra parte,
    in casa o al bar o dove comunque si passa

  2. Gian Marco Ha scritto:

    Ciao Gianni,
    in ritardo ti segnalo un altro che, come noi, ha apprezzato la vittoria di Vendola: http://alfiosironi.wordpress.com/2010/01/25/si-tav-ecco-appunto/

    Vendola, purtroppo, è un caso isolato. La sinistra è sempre in balia di una elite fuori dal mondo e i candidati sono quasi sempre imposti.
    Il PD, se si eccettua il nome, lo vedo molto poco democratico. Guarda solo il nostrano Bertaina, che alle passate elezioni regionali è stato il candidato più votato della provincia fra quelli proposti dalla “sinistra” (più consensi dello stesso Burlando, se ricordo bene). Dopo il successo elettorale i cervelloni di partito non lo ha neppure preso in considerazione.
    Adesso ci sono le prossime elezioni alle porte, Bertaina ha sempre un’ottima fama che potrebbe essere sfruttata, ma invece si preferisce litigare e nicchiare, mentre gli avversari hanno già tapezzato di manifesti la Provincia.
    In questo modo i sinistri non potranno far altro che perdere.

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