pagine di Gian Marco


la banalità che uccide

In questi giorni sono riuscito a “navigare” alla ricerca di quei piccoli tesori che si possono incontrare in certi angoli felici della rete.
Ammetto di essermi sforzato poco: cercare questo genere di tesori su Cittanuova è una specie di “pesca facilitata”, almeno per me.
Di bello in questi giorni si può pescare una riflessione di Giovanni Casoli, che inizia in questo modo:

Segretamente viviamo, e non ne siamo quasi mai coscienti, nell’attesa di un amore, di una bellezza. Infatti quando “per caso” incontriamo un amore, una bellezza, si vede di che pasta siamo o a cosa siamo ridotti: se non usciamo dal dormiveglia o banalizziamo, ahimé è da piangere; se il cuore soprassalta, se ci si apre dentro uno spazio, un cielo, allora non siamo morti.

la conclusione a cui arriva Casoli la condivido sia come pensiero che come consiglio da applicare a me stesso, ogni giorno:

La banalità uccide [...] perchè uccide anche persone sane e apparentemente vive. La banalita (parole-chiacchiera, immagini-chiacchiera, musica-chiacchiera, ecc.) soffoca [...] lo fa invisibilmente, insensibilmente, inavvertitamente. Ci vuole una vigilanza di ferro, un allarme costante dell’anima, per non lasciarsi narcotizzare e uccidere dal tran-tran, dal ron-ron della falsa libertà di massa, del “così fan tutti”, che producono solo allineamento in basso.

2 Commenti a “la banalità che uccide”

  1. alberto Ha scritto:

    La banalità grigia uccide anche la capacità di stupimento e la spinta della curiosità.

  2. Gian Marco Ha scritto:

    Appunto, quello che diceva la pagina che ho citato :-)

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