pagine di Gian Marco

E’ anche colpa mia

16/01/2011

Fonte: http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/arc_19435.htm

Fuori la Scala, manifestanti con tanto di petardi, caschi, fumogeni, e altri oggetti contundenti. Dentro, un sovrintendente che usa toni sprezzanti, forse dimenticando che il ministro della Cultura Bondi è in Senato a votare, e un direttore d’orchestra che tiene il suo comizio antigovernativo.

Leggendo certe mostruosità, come questa appena riportata, mi sento impotente, annichilito. Di fronte a certe dichiarazioni e, soprattutto, di fronte al fatto che qualsiasi cosa accada nessuno reagisca, mi sento come proveniente da un altro pianeta.

Ci sono siti web che riportano ancora le deliranti affermazioni di un voltagabbana matricolato che chiama “comizio antigovernativo” la lettura di un articolo  della costituzione. Ci sono ministri che compiono irregolarità intollerabili di fronte ai rappresentanti del popolo che gli paga lo stipendio… E tutto questo dovrei digerirlo? Dovrei pensare che accade “per il mio bene”?
Ormai siamo alla civiltà del chi urla più forte. Qualsiasi falsità, qualsiasi calunnia, qualsiasi inesattezza viene riportata e amplificata a difesa di un signore che ha l’età per essere mio padre e fa festini con ragazze che potrebbero essere mia figlia, che telefona alla polizia e, mentendo, chiede un trattamento di favore per una di queste.

Se essere filogovernativo vuol dire accettare che si telefoni alla Polizia di Stato raccontando bugie, se i comizi antigovernativi incominciano con la lettura di un articolo della Costituzione e terminano con l’esecuzione di un’opera di Wagner, allora credo di essere un antigovernativo pure io.

Da almeno un mese, ogni giorno, spero che accada qualcosa di bello, ma la mia attesa è vana. Un po’ è anche colpa mia: qualcosa di bello avrei potuto anche trovarlo a pochi passi da casa.

   Se mi sento circondato da menzogna, servilismo, porcate e indifferenza è anche colpa mia che non reagisco, che non oltrepasso la cappa di merda che ci sovrasta per andare a cercare le poche cose belle che sopravvivono. Questo comizio antigovernativo è un esempio di quel poco di bello che ancora rimane, prima che un’ altra generazione di pianisti sanz’arte e di servili voltagabbana porti via tutto.

tu quoque, prete, frater mi

26/11/2010

ahi ahi ahiPassino gli scivoloni grammaticali da parte di una categoria di persone che una volta conosceva le lettere meglio di chiunque altro.

Per carità, può capitare che prima o poi il foglietto della Santa Messa domenicale contenga un erroraccio finito lì chissà come.

Ma, cazzarola, adesso questa non la capisco proprio: esce un libro-intervista dove una persona che dovrebbe aver studiato per decenni logica e filosofia toppa clamorosamente sull’ABC della coerenza!

Parlando delle tendenze omosessuali, prima detto signore constata che oggi ancora non si sa se sono effettivamente congenite oppure se nascano invece con la prima fanciullezza, dopo però se ne esce affermando che l’omosessualità “rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”.

Non entro nel merito della questione di morale cattolica. Parlo solo della coerenza logica del discorso: come  si fa a dire che una cosa non si conosce e contemporaneamente che la stessa cosa si conosce?
Come è possibile affermare che l’omosessualità è contraria alla legge di Dio ma, allo stesso tempo, constatare che non si sa se appartiene ad una legge della Natura che Dio stesso ha creato?

Caro signore che hai scritto questo libro, premettendo che, come tu insegni, Legge naturale = manifestazione della volontà di Dio, benedetto Joseph, ti consiglio di ripassare la logica: se l’omosessualità fosse contraria alla legge di Dio, allora certamente la sua origine non sarebbe innata nell’uomo. Dato però che non ne conosci l’origine, allora non trarne conseguenze così categoriche.
Grazie.

P.S.: avvertenza a chi eventualmente volesse commentare questo post: qua si parla di logica, evitate pistolotti anticlericali. Questa non è la sede adatta.

una telenovela di cappa e …rumenta

13/11/2010

Ieri sera sono stato all’incontro “Rifiuti a Sanremo, pericoli e soluzioni” organizzato da Sanremo Sostenibile e altre associazoni della città. La serata affrontava il tema della gestione dei rifiuti in Provincia di Imperia, arrivata ormai ad un punto cruciale: due discariche non più utilizzabili dal momento che sono ormai sature (una anche chiusa dalla magistratura), rifiuti che a spese dei contribuenti sono conferiti a Vado Ligure, nella provincia vicina. Il piano provinciale di gestione dei rifiuti è ormai diventato una farsa ritardataria e inconcludente, che ha avvantaggiato solo gli imprenditori proprietari delle due discariche di cui sopra.
Ieri sera, presente il sindaco di Sanremo, si è parlato del futuro che possiamo scegliere in provincia: una gestione a ciclo chiuso (recupero e riutilizzo dei rifiuti con una raccolta differenziata porta a porta) oppure il “ciclo” basato sull’incenerimento. In questo caso la parola “ciclo” è usata impropriamente, dato che i materiali non sono riutilizzati e reimmessi in circolazione. Le ceneri sono un cimitero di materie prime ridotte in forma non più utilizzabile e l’incenerimento il modo più sicuro di inquinare, aumentare rischi di tumori, mettere in difficoltà seria le eventuali aziende agricole ubicate nelle vicinanze.
Dati alla mano, la dottoressa  Patrizia Gentilini, lo ha spiegato chiaramente.
Nonostante la presenza del sindaco di Sanremo, altri amministratori e numerosi cittadini, il dibattito che affrontava un tema di sicuro interesse per tutta la provincia mi sembra che sia stato completamente ignorato dagli organi di stampa, soprattutto cartacea.La cappa delle inchieste soffoca la provincia di Imperia, i giornalisti asserviti no.
Eh, si, ci sono alcuni problemucci in questa nostra Riviera… Non solo abbiamo avuto anche noi qualche giorno di rumenta per la strada, ma possiamo anche vantare comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, cave semi abusive che vanno avanti da decenni, tentativi di costruire strane centrali a biomasse, movimenti di terra sospetti in capoluoghi di provincia ancora privi di depuratore (anche se, a onor del vero, stanno abbellendo la costa prospicente con un porto “il più grande del Mediterraneo nel suo genere”).
Secondo alcuni giornalisti però il vero problema è uno solo, i funzionari dello Stato che vogliono vederci chiaro in tutte queste faccende (!).
Nella foto Marco Ballestra e Christian Abbondanza sottolineano questa specie di rivoluzione copernicana al contrario sponsorizzata dalla carta stampata: non sono le cose losche il problema, ma chi indaga per capire se queste sono lecite o meno.

la stessa nota ta-ra-ta-ta

19/10/2010

rolling olives

Uno strumento che sempre fa
la stessa nota ta-ra-ta-ta

E’ uno dei miei strumenti preferiti, la tradizionale “defogliatrice per olive”.  Quella della foto, scattata due giorni fa, è una specie di cimelio di famiglia tutt’ora in uso.
Il suo funzionamento è molto semplice: le olive si lasciano rotolare e finiscono a terra a fine discesa, le foglie vengono trattenute dalla rete matallica posta all’inizio della caduta, oppure si infilano tra un listello di legno e l’altro, cadendo a terra prima delle olive. In questa pagina potete vedere e leggere meglio.

ta-ra-ta-ta è la piacevole musica delle olive che rotolano, niente a che vedere con la canzone scritta da Lusini-Migliacci e portata al successo da Morandi.

Peccato che gli agricoltori non abbiano mai avuto voce in capitolo per quanto riguarda le guerre, perché penso che se ne sarebbero fatte molte meno. Gli strumenti costruiti dagli agricoltori sono sempre pacifici e la pace è un ingrediente indispensabile per la riuscita dei raccolti.

PS: Dal senese Lusini al senese Pagliantini, devi avvisare quest’ultimo che da questo momento la bruschetta con il pane di Triora è pronta.

le melanzane e il turismo di massa

18/09/2010

Oggi parlerò di un profondo pensatore, Dinamite Bla, un solitario campagnolo che abita in cima ad una collina che si chiama “Cucuzzolo del Misantropo”. In una delle sue ultime apparizioni (da buon eremita di poche parole lo si vede poco in giro) afferma che:

C’è più umanità in una melanzana che in un pullman di turisti

Dinamite BlaIn effetti, ottenebrata dai nefasti fumi del consumismo, la mente umana è ormai convinta dalla necessità di trasformare in divertimento ogni cosa, comprese le vacanze o i brevi soggiorni. Anzi, ormai se uno non fa cazzate non si sente in vacanza, se uno non spegne il  cervello non esiste. Si deve a tutti i costi sballare, esagerare, fare i fighi, con buona pace della dantesca virtute e canoscenza.

Il termine marketing turistico, poi, l’ho sempre visto con sospetto: non è che serve ad aumentare la percentuale di danteschi bruti attorno a casa mia?In loro vece, attorno a me preferirei piuttosto degli esseri umani, persone che si muovono per capire, per osservare, per ammirare, per conoscere persone; animi capaci anche di vedere l’umanità di una melanzana, di un fiore, di una farfalla, di un paesaggio, di un tramonto che nella loro città non possono avere il piacere di contemplare. Ma di solito queste non riempiono i pullman, neppure i grossi condomini che hanno deturpato le coste che altri amministratori della cosa pubblica, ottenebrati pure loro, hanno lasciato costruire.
“Cittadini”, nel senso di persone culturalmente estranee all’umanità ed estraniate dalla natura, tornate in voi o rimanete lontani dal mio cucuzzolo!

voglia di muri a secco

03/09/2010

Il territorio si può consumare o si può costruire. Un muro a secco è il segno della civiltà dell’uomo, molto di più che non un capannone. Il primo dura secoli, il secondo in poche decine di anni diventa un mostro semivuoto. C’è chi costruisce mostri, ma c’è ancora chi sa apprezzare le cose migliori.

Con piacere segnalo due post: questo e questo.

Rimini, tutti addormentati?

28/08/2010

Sono trascorsi ormai tre giorni e non è accaduto nulla. Non so se sia un bene  o un male che in pochissimi abbiano dato segnali di aver inteso alcuni passi del discorso tenuto dal nostro ministro Tremonti al meeting di Comunione e Liberazione.

Una certa quantità di diritti e di regole è un lusso che non possiamo più permetterci: non possiamo pensare che il mondo si adatti all’Europa, è l’Europa che deve adattarsi al resto del mondo.
E quando si fanno discussioni sul mondo perfetto, sui diritti perfetti… ottimo, però bisogna stare attenti che se tu vuoi i diritti perfetti nella fabbrica ideale, rischi di conservare i diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un’altra parte.

Escludendo che Tremonti si riferisse alle regole sulla sicurezza (almeno la sicurezza sul lavoro non tocchiamola), escludendo che intendesse regole ambientali (una fabbrica inquinante e/o malsana è ancora un problema di sicurezza), restano regole e diritti sui contratti di lavoro, che adesso ce ne sarebbero …troppi.
Ohibò, una cosa del genere, detta da chi un anno fa tesseva le lodi del posto fisso sembra già di per sè strana. Ma allora si riferiva ad un posto fisso in un’azienda di che tipo?
In ogni caso, trovo ancora più stupefacente che questa affermazione molto categorica e poco solidale sia passata inosservata e incontestata. Trattandosi del meeting di CL mi sarei immaginato una presenza numerosa di cristiani in platea. Magari qualcuno di loro si trovava pure nell’acciaieria di Terni il 19 marzo 1981, quando Giovanni Paolo Secondo diceva che la lotta dei lavoratori per la giustizia

trova riscontro nel Vangelo e l’insegnamento della Chiesa non può essere diverso. La Chiesa vuole un mondo giusto, sempre più giusto. E tutti coloro che partecipano a questo sforzo sono in sintonia con il Vangelo e con la dottrina cristiana.

Mi pare dunque di capire che la fabbrica perfetta sia in linea con la dottrina cristiana, togliere giustizia e diritti ai lavoratori no. Possibile che tra tutti i cervelloni di CL in platea non sia saltato fuori nessuno a opinare il discorso di Tremonti?
Poi, già che siamo in tema di opinioni diverse, mi piace segnalare la lettera aperta degli economisti.
A proposito proprio dell’Europa che dovrebbe adeguarsi al mondo, molti economisti la pensano esattamente in maniera diversa. Solo due mesi fa mettevano nero su bianco che

Occorre cioè che l’Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, di equità sociale.

L’estratto che ho citato fa parte di un messaggio indirizzato ai membri del nostro governo che vi invito a leggere, firmato da un gran numero di docenti e ricercatori universitari (guardate in calce alla lettera se non ci credete).

addio messaggi nelle bottiglie

28/07/2010

Sarà che sono condizionato dal fatto di abitare vicino ad una costa gremita di porti turistici inframezzati a cittadine con problemi di depurazione delle acque e che in mezzo a queste esistano solo piccole spiagge frequentate da bagnanti trasandati nello spirito ancora più che nel vestire.
Sarà che la bruttezza del piccolo rifiuto fa parte del mondo circostante, ma ormai una bottiglia trasportata dalla corrente sul bagnasciuga oppure infilata negli scogli dal moto ondoso passa inosservata (e come potrebbe, dal momento che oggigiorno è normale che passino in cavalleria anche segnalazioni come questa).

piccola rumentaI sacchetti della spesa abbandonati, i pacchetti di sigarette, le cicche, bottiglie, lattine, le  schifezzine lasciate dall’uomo sono ovunque e, ahimè, ormai fanno parte del paesaggio.
Una volta era segno di civiltà raccogliere da terra un oggetto e metterlo nel cestino: da piccolo mi avrebbero fatto i complimenti per un gesto del genere. Oggi persevero, se capita, ma sono certo che presto troverò persone pronte a deridere per quella che una volta era una buona azione.
Una volta… E infatti una volta il paesaggio era diverso, la gente era diversa. Cento anni fa la costa ligure vicino a Sanremo era nelle stesse condizioni in cui si trovava la taiga, la foresta siberiana dove viveva Dersu Uzala:

in taiga dove bottiglia trovi?

Dicendo questo, nel romanzo Dersu “salvò” una bottiglia preservando immacolato un angolo di taiga.
Nella foresta o nel mare una bottiglia era una anomalia, attirava l’attenzione.
Oggi, se scriveste un messaggio per affidarlo ad una bottiglia alla deriva, sareste proprio sicuri che qualcuno possa essere così curioso da raccoglierla e aprirla?

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Foto dal SIC di Pompeiana
con Admarket flickrSLiDR.




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