24/10/2011
Questo periodo non è un tempo per la vita telematica, ci sono state altre priorità.
Sarebbe stato bello fare molte cose, compreso andare a San Biagio della Cima alla giornata di studi in occasione del decimo anniversario della morte di Biamonti, o fare meglio molte altre cose. Ma rinunciare non è stato un sacrificio, perché non era tempo di vita pubblica.
Oggi riemergo per un attimo per segnalare l’evento che la “mia” associazione ha organizzato per mercoledì prossimo: un dibattito sull’uso del cemento come motore dell’economia. Ovviamente non sono il tipo che vede l’abuso di cemento utile in questo senso.
In parte, la preparazione di questa serata mi riconcilia con quello che non ho fatto, tipo schiodarmi dalla Liguria e partecipare alla nascita ufficiale del forum Salviamo il Paesaggio.
Tanti auguri a questo nuovo soggetto, purtroppo ne abbiamo bisogno.
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23/10/2011
Sabato scorso ho fatto di tutto per essere al Festival della Scienza di Genova e conoscere “di persona” questo robot, che ha visto la luce nella terra delle trenette al pesto e della Lanterna.
Non vi sto a tediare con le sue caratteristiche, sappiate solo che è molto molto fatto bene.
Quando lo vedo mi sento come potrebbe sentirsi uno che all’osteria ha sentito Colombo parlare di “buscare il levante per il ponente”.
Una ventina di anni fa mi trovavo esattamente nel posto giusto per vedere i primi sentori di questo gioiello e frequentare il laboratorio di questo “Cristoforo Colombo”.
Le persone della foto (ed anche altre, che nella foto non compaiono) sono stati molto gentili e hanno sopportato le mie domande per molti minuti. Per un attimo sono tornato indietro nel tempo e mi sono sentito felice, non solo per me, ma soprattutto per i sogni di allora che oggi sono stati realizzati.
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20/09/2011
Ferrara 1570: il terremoto nessuno se lo aspettava in pianura ma arrivò anche nella città del duca Alfonso II d’Este. Le scosse durarono fino al 1574, seguirono altri fenomeni sismici minori per una ventina d’anni. Le cronache dell’epoca raccontano dei lutti, delle rovine e delle fughe dalla città. Ferrara era messa molto male:
Non vi fu in somma un edifizio pubblico e privato che non risentisse danno. Ciò che si mantenne in piedi dovette raccomandarsi a puntelli, tutte le vie si videro ingombre dalle rovine e la Città prese il più orrido aspetto.
Il duca, rientrò a Ferrara nel gennaio del 1571 e nel mese di agosto emanò un decreto in cui si ordinava a tutti i residenti a Ferrara da almeno 15 anni di ritornare in città pena la confisca delle proprietà urbane.
Nel museo del castello di Ferrara ho scattato due foto di altrettanti pannelli, che raccontavano la storia, il clou sta proprio nel cambio di pagina:

Piano piano, con tanto lavoro e tanti sacrifici, Ferrara ritornò ad essere una città viva e bella.
L’Aquila 2009: in poche decine di secondi vanno in rovina famiglie, case, paesi e la parte più antica della città. Più di due anni dopo è ancora impossibile ricostruirla. Chi comanda non è più un duca lungimirante, dunque vengono date disposizioni contrarie: si deve impedire il rientro dei cittadini. Entrare nella zona vietata, con o senza carriola, è una cosa da finire in un tribunale, la colpa è quella di desiderare ridare vita alla propria città?
Comandi chi comandi, duchi o ducetti, il sottoscritto non dimentica che nelle “cose da fare al più presto in Italia” c’è la ricostruzione di una città, una ricostruzione fatta in prima persona da chi quella città la ama e ci vuole tornare a vivere e non da loschi figuri che se la ridono delle disgrazie altrui.
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16/09/2011
«Mi auguro che troveremo presto il modo di mettere in discussione il referendum sull’acqua nei prossimi mesi» (Maurizio Sacconi, 15 settembre 2011)
Un ministro della Repubblica Italiana, a soli 3 mesi dal referendum dove 27 milioni di cittadini hanno votato “SI”, ha già detto pubblicamente che vuole “mettere in discussione” 27 milioni di schede regolarmente votate.
Lui invece può continuare a fare il ministro perché ha vinto le elezioni.
Qualcosa non mi quadra…. ci sono forse consultazioni elettorali di serie A ed altre di serie B?
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04/09/2011
Ecco alcune mie riflesioni dopo aver letto il libro di Mario Calabresi dal titolo “cosa tiene accese le stelle“, un viaggio nel nostro Paese attraverso le storie di chi – scienziati, artisti, imprenditori, giornalisti e persone comuni – è stato capace di inseguire i propri sogni.
Tra le varie storie raccontate di inseguitori di sogni, gente che da grande vuole andare su Marte per il semplice fatto che è lì, dietro l’angolo, diventare cardiochirurgo, oppure di persone che sono partite da un piccolo paese di montagna ed oggi sono dei ricchi imprenditori in America, si accenna ad una che dalla Sicilia si è trasferita altrove
ed
ogni estate va in vacanza al paese, quando mangia un’arancia sospira ricordando quanto erano buone quelle del frutteto del nonno, ma dentro di sé sa che non tornerebbe mai a vivere là.
A quel punto ho capito perché il libro non mi ha trasmesso ottimismo: non ho potuto astenermi dal chiedermi se per avere un futuro si debba per forza sognare. Insomma, non è possibile in questo cavolo di mondo condurre una vita normale, in una casa normale di un paese normale, magari con un giardino di arance piantate dal nonno?
Una esigenza legittima e antica: mi sono ricordato del mito di Er, una storiella inventata da Platone per raccontare che secondo lui l’anima è immortale e si reincarna. Un giorno il guerriero Er viene ferito e trovandosi “più di la che di qua”, finisce dove le anime escono da un paradiso o da un inferno dove sono state per mille anni e devono scegliere il corpo in cui reincarnarsi. Er assiste quindi alla scena: viene sorteggiato un ordine e dunque l’anima più fortunata sceglie per prima la sua prossima reincarnazione: guerriero, re, servo, fruttivendolo, contadino, allevatore, pescatore, sacerdote, scriba, ecc…
Quando arriva il turno di Ulisse, l’anima dell’ex re di Itaca continua a dare prova di saggezza e corre a scegliere una vita normale, la più normale possibile.
Il libro di Calabresi, purtroppo, riesce a infondere speranza solo a chi vuole fare cose grandi, a guardare in alto. Peccato, il desiderio dell’autore di trasmettere ottimismo mi è sembrato molto sincero, ma non lascia scampo a chi vorrebbe una vita semplice a coltivare arance, perché sono buone, senza però dover necessariamente puntare ad andare su Marte, perché è là.
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26/08/2011
Il pinguino tux è la mascotte del sistema operativo Linux, i “pinguinari” sono in senso lato tutti gli utilizzatori entusiasti di Linux, che ha il grosso merito di aver messo alla portata di tutti l’uso del sistema operativo Unix.
Venti anni fa occorreva un hardware molto costoso e un sistema operativo tagliato apposta dal produttore (Solaris per le Sun, AIX per gli IBM, ecc… tutte varianti dello Unix). All’università si facevano liste di attesa per un’ora di utilizzo di questo nonplusultra della tecnologia e imparare l’arte e la professione dello scrivere software.
La sera tra il 25 e il 26 agosto 1991, uno smanettone finlandese di neanche 22 anni annunciava su un newsgroup (il web non esisteva ancora, esistevano al massimo i newsgroup) che rendeva disponibile una versione di Unix scritta per funzionare su normalissimi PC, un lavoro che aveva iniziato a scrivere pochi mesi prima. Il giovanotto lasciava la porta aperta a integrazioni, correzioni, suggerimenti. Nasceva di fatto lo sviluppo collaborativo di questo “coso”, che presto prese il nome di Linux, mescolando la parola “Unix” al nome dello smanettone finlandese, Linus Torvalds.
Questo “coso”, ha nomerosi vantaggi, fra questi mi piace ricordare che ha permesso a moltissima gente, tra cui il sottoscritto, di imparare bene lo Unix senza fare code all’università o senza corsi di formazione costosissimi. Nel mio caso quello che ho imparato su un semplice PC e Linux fu determinante per il mio primo impiego, il secondo, il terzo e così via fino ad oggi.
Per questo ho piacere a salutare il ventesimo anniversario di un messaggio di poche righe che ha cambiato l’informatica.
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20/08/2011
Copio e incollo un passaggio di un articolo di Terra, il senso del passaggio è la spiegazione del fatto che in barba al risultato del referendum appena concluso, il governo ha deciso di continuare nella strada delle privatizzazioni:
C’è una firma inconfondibile nelle norme contenute nell’articolo 4 della manovra anticrisi del governo, tramutata in decreto legge il 13 agosto scorso. Una mano che è possibile riconoscere con facilità e che riporta direttamente all’articolo 23 bis della legge Fitto-Ronchi, derivata, a sua volta, dalla finanziaria del 2009, firmata Giulio Tremonti. Un articolo che – come è noto – è stato abrogato con il voto del referendum del 12 e 13 giugno, il cui risultato è divenuto legge il 21 luglio scorso. Interi commi della norma respinta con il voto storico di ventisette milioni di italiani sono stati riversati all’interno dell’articolo della manovra che – paradossalmente – ha l’obiettivo di recepire il voto referendario. Un vero copia e incolla, che rivela l’intenzione del governo: tradire il voto popolare che a giugno aveva chiesto di fermare le privatizzazioni. Particolarmente significativo è il comma 32 che regola il «regime transitorio degli affidamenti» dei servizi pubblici locali che non rispettano, alla data dell’entrata in vigore, il dictat delle privatizzazioni imposto dal governo.
Il leader di quello che racconta di essere un partito di opposizione ha però capito tutto. Dalle pagine del messaggero ci spiega che
c’è in questo momento in Italia una paura, un’incertezza un disamore e uno scoramento che non ha precedenti. C’è anche un distacco pericoloso dalla politica e dalle istituzioni. Temo che questo dato sia largamente sottovalutato. La temperatura è molto più alta di quello che comunemente si pensi …. basta una scintilla perché queste cose possano sfociare in ribellismi
Vorrei tanto sapere da Bersanaccio se il fatto che la politica legifera contro le intenzioni manifestate dalla maggioranza degli italiani lo chiama distacco dalla politica o distacco DELLA politica.
Quello che poi conseguirà non saranno “ribellismi” ma peggio, perché la gente non è solo scorata, impaurita, disamorata, ma è anche stufa di essere presa in giro e molto incazzata. Ma lui che ne può sapere, non è né un vero leader e neppure di opposizione (o meglio, è di opposizione sì, ma si oppone agli italiani, dal momento che le “liberalizzazioni” sarebbero anche per lui un rimedio auspicabile).
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09/08/2011
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?
(Luca 6-41)
Ecco cosa mi è tornato alla mente oggi riflettendo su due notizie pescate su internet, storie che non hanno avuto nessun clamore proprio perché travi nel nostro occhio, notizie scomode ma che facilmente si possono ignorare, così come si mette la polvere sotto il tappeto.
E’ facile dire che i cinesi sono degli irresponsabili perché inquinano lo Yagtze e quindi il delfino bianco si è estinto , ma poi cosa c’è di diverso nell’inquinare il bacino del Rodano e far sparire dalla circolazione il “Re del Doubs“?
Oppure, inutile scandalizzarsi se il sovrano del Barhein, a seguito delle proteste di popolo, fa radere al suolo il monumento ai pescatori di perle intorno al quale si radunava la folla (le perle erano la principale fonte di sostentamento della popolazione prima della scoperta del petrolio), se poi oggi le nostre forze dell’ordine hanno segato l’albero sopra il quale l’attivista no-tav Turi Vaccaro si era arrampicato per protesta e ci aveva trascorso qualche giorno.
Eh sì… oggi una notizia presentata con fonte ANSA scrive candidamente che “l’abbattimento è stato deciso per evitare il ripetersi di spettacolari forme di protesta“, certo non per la sicurezza (che so… magari era secco, morto, pericolante e rischiava di cadere a terra).
Personalmente non vedo tutta questa differenza, però la brutta fine del delfino dello Yagtze oppure che il re del Barhein accetti malvolentieri le critiche, chissà come mai, sono fatti molto più noti che le faccende scomode di casa nostra.
Concludo ringraziando “lasacco” per la foto che ho preso a sbafo dal suo sito web, spero che mi perdonerà…
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