disintossicato
La settimana appena conclusa, per me è stata molto intensa: un extra di stress che ho dovuto affrontare per forza e che da lunghi giorni mi procurava tensione.
Appena finito il periodaccio, quella santa donna di mia moglie mi convince e fare un giro con la macchina fotografica, come piace a me. Ieri è scesa un po’ di neve, un evento raro dalle mie parti, il paesaggio e la campagna si presentano in maniera insolita.
Salendo in collina incontro G., un compaesano che ha molti anni più di me che mi chiede di aspettarlo un minuto perché anche lui vuole salire in collina. Aspetto con piacere, G. mi è sempre stato simpatico.

La passeggiata con G. ha ricaricato le mie pile esauste, mi ha curato.
Si parlava in dialetto di campagne, piante, animali, acqua e terra. Il dialetto che non parlo mai ma che in un certo senso è la mia lingua madre, quella che sentivo parlare da bambino prima che qualche mentecatto spargesse la voce che far parlare il dialetto ai bambini li avrebbe ostacolati nell’apprendimento dell’italiano, la lingua dei miei nonni, dei miei genitori e che si parlava intorno a me nei primi anni della mia vita. Si, è la mia lingua madre, anche se la parlo poco e male.
Ii semplici discorsi sulle cose essenziali che ci circondano hanno prima scacciato i pensieri, poi mi hanno riempito l’animo di cose belle e primordiali.
Forse G. non lo saprà mai, ma in quelle due ore mi ha reso un servizio inestimabile, grazie!


March 18th, 2010 at 10:34 pm
Sto dedicando un’ora settimanale extra orario scolastico ad insegnare il dialetto a un gruppo di 25 bambini, in modo giocoso: canzoni, filastrocche conte, poesie. Molti sono stranieri, molti nati da genitori di altre regioni italiane, uno nato da genitori liguri. A me non importa, le società multietniche mi sono sempre piaciute, però questo significa che il dialetto e le nostre tradizioni vanno scomparendo irrimediabilmente.
Ciao Gimmi.