pagine di Gian Marco


Tito Livio

Recentemente mi è capitato di leggere un passo di Tito Livio, storico romano contemporaneo del primo imperatore Augusto e incaricato da questi all’educazione del nipote, il futuro imperatore Claudio.
Dell’opera di Livio che narra l’intera storia di Roma dalla fondazione al momento della sua stesura ci sono pervenuti solamente 35 libri, quelli che descrivono la storia dei primi secoli. L’ultimo avvenimento importante è relativo al trionfo di Lucio Emilio Paolo del 168 A.C., quindi il passo di Livio si riferisce all’epoca repubblicana dell’antica Roma, quando gli spettacoli non erano ancora le grandi carneficine del Colosseo, ma le commedie di Plauto e Terenzio.

Per centocinquantotto anni si era assistito agli spettacoli senza distinzione di posti: che cosa era accaduto improvvisamente per cui i senatori non volevano più che la plebe si mescolasse a loro nella cavea? Perché i ricchi avrebbero dovuto provare fastidio a sedersi vicino a un povero? Si trattava di un nuovo arrogante capriccio, che mai in precedenza era stato desiderato né introdotto dal senato di nessun altro popolo.
(Tito Livio, Storia di Roma, XXXIV, 6-8)

Mi è subito tornato in mente questo post, che avevo letto tempo fa sul blog di Eddy Blogger.

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