pagine di Gian Marco


Ludovico Ariosto, ovvero il bello di non essere un vero blogger

ariostoIn quanto autore dei testi di questo blog, il sottoscritto è convinto di non avere un solo lettore abituale, ed è un bene. Altrimenti come insegna Roberta, in questo ultimo periodo avrei perso alquanto in fiducia e affezione da parte del miei lettori.

Di solito, quando un blogger interrompe per un certo tempo il flusso dei suoi post, si premura anche di darne spiegazione, i più seri, magari, lo fanno preventivamente.

Il sottoscritto non è serio o autorevole, ma per sembrarlo un pochino cita uno dei massimi poeti nazionali, Ludovico Ariosto, che trasferitosi in Grafagnana, scriveva al cugino Sismondo Malaguzzi:

La novità del loco è stata tanta,
c’ho fatto come augel che muta gabbia,
che molti giorni resta che non canta.
Ludovico Ariosto, Satira V, vv16-18

Il mio trasferimento è di altra natura (cambio di lavoro), ma il risultato è stato lo stesso, il silenzio.
Le differenze sorgono invece quando inizio a scrivere: infatti, se come Ariosto sono stato zitto nella gabbia nuova, appena scrivo qualcosa la differenza risulta evidente!!!
Ma chi se ne importa, ‘tanto non mi legge nessuno! ;-)

6 Commenti a “Ludovico Ariosto, ovvero il bello di non essere un vero blogger”

  1. attirma Ha scritto:

    Simpaticissima la tua ironica similitudine con Ariosto!
    Buona fortuna per il nuovo lavoro e ciao. annA
    P.S. Vedi che qualcuno ti legge?

  2. Gian Marco Ha scritto:

    Perdincibacco, hai ragione! Qualcuno mi legge :-)

  3. badalucco Ha scritto:

    Io sono qualcun’altro, che adesso ha anche la fortuna di vederti,
    anche se oggi non c’eri

    ciao grande

  4. Gian Marco Ha scritto:

    C’ero, c’ero… ho solo cambiato di posto… una stanza più in là.

  5. alberto Ha scritto:

    Sì, però mutata gabbia, e smaltito il jet lag, l’augel ricomincia a cantare e non si ferma più.

  6. trivigante Ha scritto:

    Ti si legge anche ben più a est di Sestri L., se è per quello, e qui si ama sentir cantare gli augelletti, dentro e – meglio – fuor di gabbia.
    Quindi, non farlo più.
    Grazie.

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