pagine di Gian Marco


Gyallu

Ormai regolarmente si leggono sui giornali frasette tipo questa:

La Cina ha nuovamente accusato la stampa straniera di “distorcere la realtà” nel riferire delle violenze nel Tibet.

Con una frasetta del genere il giornalista di turno fa finta di lavarsi la coscienza.
Tutti sempre pronti a mettere le mani avanti per non scontentare qualche pezzo grosso. Oggi il regime despotico che governa la Cina, ieri e domani il politico o l’imprenditore faccendiere di turno. Non ne posso più.
Per fortuna esistono anche giornalisti come reporters sans frontieres.
Per fortuna sono abbastanza vecchio per ricordare repressioni da regime fascista.
Per fortuna qualcuno tiene ancora a precisare che il Tibet era uno stato sovrano, invaso e soggiogato con la forza e con l’inganno da chi adesso chiama la cricca del Dalai Lama i tibetani che legittimamente reclamano diritti e indipendenza.
Per fortuna oltre a riempire le pagine di cronache rosa, un presidente della repubblica ogni tanto si ricorda dei principi di libertà, uguaglianza e fratellanza che i suoi connazionali avevano diffuso in tutto il mondo.
Per fortuna non sono un giornalista asservito e posso anche io riportare qualche frasetta. Non si tratta però della propaganda di un regime repressivo, ma di una parte di Gyallu, l’inno nazionale di una nazione privata del sacro diritto dell’autodeterminazione: il Tibet.

Possa un’età d’oro di gioia e felicità diffondersi ancora per queste contrade del Tibet
e possa brillare ancora il suo splendore temporale e spirituale
Possa l’insegnamento del Buddha spandersi in tutte e dieci le direzioni
e condurre tutti gli esseri dell’Universo alla pace gloriosa
Possa il sole spirituale della fede e del popolo Tibetano
che emette infiniti raggi di luce augurante
cacciare vittoriosamente i malvagi sforzi della tenebra.

Tutto questo mi auguro che accada presto, nonostante la recente storia del Tibet  racconti il contrario. Per esempio che

Dal 1950 venne distrutta la quasi totalità dei monasteri, oltre 6.000, di cui molti secolari. Circa 1.200.000 tibetani vennero uccisi.

Basta regimi,
inno tibetano

Possa l’insegnamento del Buddha spandersi in tutte e dieci le direzioni
e condurre tutti gli esseri dell’Universo alla pace gloriosa
Possa il sole spirituale della fede e del popolo Tibetano
che emette infiniti raggi di luce augurante
cacciare vittoriosamente i malvagi sforzi della tenebra.

Un Commento a “Gyallu”

  1. Federica Ha scritto:

    Grande Gian Marco,

    sono così d’accordo con te che non ho niente altro da aggiungere. F.

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