pagine di Gian Marco


Capriolo Zoppo

Capriolo Zoppo, capo della Tribù Duwamish nel 1854, scrisse una lettera all’allora presidente degli Stati Uniti, in risposta ad una sua richiesta di poter acquistare le  terre abitate dalla Tribù. Domanda assurda per quel popolo, che solo una cultura non pellirossa avrebbe potuto concepire.
Dal testo integrale della lettera di Capriolo Zoppo, che vi invito a leggere integralmente, cito questo passo:

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Nelle parole di Capriolo Zoppo ci trovo una saggezza e una lungimiranza rarissime. La saggezza magari mi direte che deriva dalla sua cultura Duwamish, ma la lungimiranza di scrivere al presidente degli Stati Uniti cose che non ha ancora capito 150 anni dopo (alla faccia della vista delle colline rovinate dai pali del telegrafo), quella è tutta sua.
Esiste forse qualche capo di stato bianco che ha una briciola del cervello di Capriolo Zoppo?

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