Un solo indirizzo, tanti siti web
Monday, February 20th, 2012Anche se si tratta di una persona che non è tenuta ad essere un tecnico informatico, un giudice che decide di ordinare la chiusura di un sito web dovrebbe sapere che ad ogni sito corrisponde un indirizzo IP, ma che in quello stesso indirizzo IP normalmente coesistono molte decine di siti web.
Ad esempio il mio blog si trova sullo stesso server che ospita un coro di Tolmezzo, un “repertorio” di risorse per lo studio della storia, un sito che offre consulenze sul risparmio energetico e tanti altri ancora. Tutti questi non sono collegati fra loro in alcun modo, se non per il fatto che tutti si appoggiano allo stesso fornitore, che a sua volta ha deciso di ospitarli sullo stesso computer in qualche parte del mondo.
Mettiamo il caso che un sito, per esempio il mio blog, pubblichi qualcosa di illegale, una diffamazione, qualcosa che possa convincere un giudice che ci siano gli estremi per decretarne la chiusura. Bene, sconsiglio di ordinare ai provider italiani, come ha fatto un suo collega, di “inibire ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo web www.vajont.info, ai relativi alias e ai nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo, all’indirizzo ip statico che al momento dell’esecuzione del sequestro risulta associato al predetto nome di dominio e ad ogni ulteriore indirizzo ip statico che sarà associato in futuro“.
Applicata l’ordinanza, sono risultati irraggiungibili non solo il sito in questione, ma anche altre centinaia di siti, “colpevoli” solo di risiedere allo stesso indirizzo.
Come effetto collaterale, aggiungerei che se il proprietario del sito oscurato avvesse la possibilità di accedere al DNS per gestire autonomamente il suo nome a dominio (cioè se fosse in grado di gestire autonomamente l’associazione tra nome del suo sito e l’ indirizzo IP – prassi comune con normali contratti tra privati e provider), con questa ordinanza sarebbe in grado di azzoppare l’intera internet in Italia, associando il nome del suo sito a tutti gli IP che vuole. Il tutto mentre chi si appoggia a un DNS straniero può vedere ancora senza problemi il sito web che il giudice intendeva inibire.
Non entro nel merito della vicenda legale specifica, ma segnalo solo la mia preoccupazione per il fatto che 3000 siti sono stati resi irraggiungibili solo perché un giudice ha maldestramente ordinato che uno di questi fosse reso irraggiungibile.
Già qualche mese fa in Argentina era successa una cosa analoga e blogspot.com era stato “chiuso”.
Tutto il mondo è paese, ma questa non è una consolazione: e se fra quei tremila siti ingiustamente bloccati ci fosse stato qualche sito che “assolutamente non andava oscurato” perché di pubblica utilità? Se davvero chi gestisce il DNS di vajont.info impazzisse e associasse il nome www.vajont.info agli IP dei siti più visitati in Italia?
Credo che sarebbe stato meglio ordinare ai provider italiani di rendere impossibile visitare il sito, senza però entrare nel dettaglio tecnico specificando e imponendo come fare. A ciascuno il suo mestiere, signor giudice.


Causa influenza e impegni diversi, in questi giorni ho perso qualsiasi appuntamento utile al di fuori della famiglia e del lavoro.
Chi, meglio dell’autore di una poesia potrebbe conoscere nella minima sfumatura il significato dell’ opera? Chi, se non l’autore stesso, sarebbe quindi la persona più adatta a comunicarne il messaggio?
Recentemente,
Il giorno delle prossime elezioni si accavalla casualmente con il duecentesimo anniversario della nascita di Antonio Meucci, 

