pagine di Gian Marco

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terra leggiadra, terradamare

Thursday, June 21st, 2007

Noi liguri non abbiamo mai avuto una fama di persone molto socevoli, Cicerone diceva che siamo duri atque agrestes, Livio ci descrive come intonsi et inculti e Virgilio parla di un adsuetumque malo Ligurem.
Duemila anni dopo la nostra reputazione resta la stessa e non occorre scomodare pezzi grossi del calibro di Virgilio e Cicerone per mettere il dito sulla piaga, ma bastano tre simpatici comici in una nota trasmissione televisiva.
Dovremmo vivere anche di turismo, la nostra terra ligure è ricca di mare, monti, colline e particolarità uniche, ma consapevoli di restare duri atque agrestes ci prendiamo in giro da soli nelle trasmissioni TV: <la torta di riso è finita>.
I comici, si sa, non fanno altro che mettere in evidenza le cose per riderci sopra, è il loro lavoro, e più una cosa è vera e più fanno ridere.
Perché allora andare in vacanza in Liguria? Forse perché la Liguria che descriveva Vincenzo Cardarelli, un pochino, esiste ancora. Una Liguria terradamare:

È la Liguria terra leggiadra.
Il sasso ardente, l’argilla pulita,
s’avvivano di pampini al sole.
È gigante l’ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s’alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell’arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all’onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.

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