pagine di Gian Marco

Archive for the ‘Liguria’ Category

disintossicato

Saturday, February 13th, 2010

La settimana appena conclusa, per me è stata molto intensa: un extra di stress che ho dovuto affrontare per forza e che da lunghi giorni mi procurava tensione.
Appena finito il periodaccio, quella santa donna di mia moglie mi convince e fare un giro con la macchina fotografica, come piace a me. Ieri è scesa un po’ di neve, un evento raro dalle mie parti, il paesaggio e la campagna si presentano in maniera insolita.
Salendo in collina incontro G., un compaesano che ha molti anni più di me che mi chiede di aspettarlo un minuto perché anche lui vuole salire in collina. Aspetto con piacere, G. mi è sempre stato simpatico.
panorama dalla collina
La passeggiata con G. ha ricaricato le mie pile esauste, mi ha curato.
Si parlava in dialetto di campagne, piante, animali, acqua e terra. Il dialetto che non parlo mai ma che in un certo senso è la mia lingua madre, quella che sentivo parlare da bambino prima che qualche mentecatto spargesse la voce che far parlare il dialetto ai bambini li avrebbe ostacolati nell’apprendimento dell’italiano, la lingua dei miei nonni, dei miei genitori e che si parlava intorno a me nei primi anni della mia vita. Si, è la mia lingua madre, anche se la parlo poco e male.
Ii semplici discorsi sulle cose essenziali che ci circondano hanno prima scacciato i pensieri, poi mi hanno riempito l’animo di cose belle e primordiali.
Forse G. non lo saprà mai, ma in quelle due ore mi ha reso un servizio inestimabile, grazie!
Arum italicum

piccola buona azione per Natale

Monday, December 21st, 2009

Un bel giretto in collina, a guardare gli spruzzi di neve appena caduta, incontrare un po’ di spazzatura, toglierla e aggiungere un invito per i prossimi merenderos pigri.
Chissà se sarà stato utile….
prima
durantedopo

Premio nobel per l’economia

Tuesday, October 13th, 2009

Elinor Ostrom e Oliver Williamson sono appena stati proclamati vincitori del premio Nobel per l’economia 2009.
immagine di un beo Incuriosito dalla lettura del comunicato con cui tutti i giornali on line hanno dato la notizia, ho cercato di capire cosa si trattasse la “governance economica” oggetto dei loro studi.
In particolare, la professoressa Ostrom è considerata una delle massime studiose delle conseguenze del rapporto tra gli uomini e l’ambiente e in particolare della gestione delle risorse comuni. Nel suo libro (che comprerò presto) “Governare i sistemi collettivi” affronta una delle questioni più antiche e controverse nel campo della gestione dei beni collettivi: come l’utilizzo di questi può essere organizzato in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo sia costi amministrativi troppo elevati.
Privatizzazione? Gestione centralizzata? No, pare sia meglio l’associazione degli utilizzatori del bene comune, acqua, foresta, o qualunque cosa sia.
La foto che vedete ne è un piccolo esempio, il beo: un canale di irrigazione utilizzato ancora ai nostri giorni in molti paesi della Liguria, gestito in autonomia dai proprietari delle campagne interessate, che a turno utilizzano l’acqua intercettandola nel punto desiderato e deviandola per irrigare le proprie coltivazioni.
Il “beo” che vedete esiste almeno da 150 anni. Nel “diario” di un parroco del mio paese, viene citato “un’ora di acqua settimanale il giorno x dalle ore… alle ore…” come uno dei beni posseduti dalla parrocchia. Il fatto che i turni fossero così ben definiti non può che farci supporre che questo tipo di “governance” esistesse da molti e molti anni. Ottima gestione non centralizzata e non privatizzata, pochi costi e grandi benefici.
I nostri nonni, senza aver studiato, hanno vinto anche loro il premio.

scorribande poetiche

Monday, August 31st, 2009

La poesia, credo che sia rimasta l’unica forma di arte non ancora assaltata dall’idea di profitto e dalle regole di mercato che trasformano qualunque cosa, arte compresa, in “prodotto”. Forse è per questo che vedo con estrema simpatia le iniziative come quella della sezione ligure dell’Associazione culturale Fiorentina Accademia Vittorio Alfieri, che aprirà la sessione 2009/2010 alla STANZA DELLA POESIA di Genova con la manifestazione “E’ LA LIGURIA TERRA LEGGIADRA”, scorribande poetiche fra cielo e mare dal ‘200 al 2009, il prossimo 26 settembre alle ore 17, presso la Stanza della Poesia/Palazzo Ducale – piazza Matteotti, 78 R – Genova (ingresso libero fino all’esaurimento dei posti a disposizione).

Sarà sicuramente un’oretta di piacevole viaggio dentro la cultura accompagnato da canzoni opportunamente scelte in abbinamento con le letture proposte.

La performance di letture poetiche è ideata e condotta da Elena Zucchini organizzatrice e d’eventi e responsabile della sezione Ligure dell’associazione culturale Accademia Alfieri. Questo gemellaggio consolidato ormai da molti anni ha  portato nel tempo molti buoni frutti e questo pomeriggio culturale è senza dubbio un evento da non perdere.

Collaboreranno con la dottoressa Zucchini i poeti liguri che frequentano la Stanza della Poesia e molti dei Poeti dell’Accademia Alfieri. Nell’ideale racconto che farà da “fil rouge” (il viaggio in Liguria) saranno letti molti autori della letteratura classica e nuovi poeti che abbiano comunque scritto sulla bellezza della terra ligure.

Termino il post ringraziando Tiziana Curti per avermi segnalato l’evento.

Gli ultimi appuntamenti di primavera

Sunday, May 24th, 2009

Ieri è arrivata puntuale la prima lucciola, l’ultima della lista che scandisce i giorni che si allungano piano piano.

Si parte da fine gennaio/inizio febbraio con i fiori di mandorlo, la Barlia robertiana, e via via una lunga serie di amici che ritornano puntuali ogni anno fino a quando, le sere di fine maggio, posso ammirare le rondini volteggiare nel cielo e si accendono le prime lucciole (che qua in paese sono ancora degli insetti).

Anche quest’anno sono arrivati tutti, per questo la sera in cui ho visto la prima lucciola della stagione vado a dormire più sereno.

quella volta che…

Monday, January 5th, 2009

Oxentina, una valle laterale della valle Argentina appena prima di Badalucco. Un posto bellissimo, incantevole che mi ha impresso due ricordi indelebili: le passeggiate nei castagneti di Ciabaudo e l’avventura di qualche anno fa, quando assieme a una dozzina di avventurosi ho deciso di discendere la valle lungo il corso d’acqua, lungo le rive, poco più sopra oppure, in casi estremi, con i piedi nell’acqua.

Saliti in automobile, ci siamo fermati vicino alla stazione di pompaggio dell’acquedotto di Sanremo e abbiamo iniziato la discesa lungo  un corso d’acqua meraviglioso, dove ho potuto osservare da vicino i gamberi di fiume. Qualche ora in mezzo a campagne abbandonate, boschi, roveti e una natura che non ha ancora conosciuto l’homo sapiens degli ultimi decenni, quello che al suo passaggio lascia una scia mefitica di plastica, mozziconi, cartucce, pacchetti di gomma da masticare.

A metà strada (due ore di cammino non sempre agevole) mi viene in mente di prendere una “scorciatoia” , per questo mi siedo sul ciglio di un muro a secco per saltare nella fascia sottostante e raggiungere il bordo dell’Oxentina, che in quel punto mi sembrava facilmente percorribile per qualche decina di metri. Saltando giù mi porto dietro una pietra, che era il “tetto” di un alveare. Le api, giustamente non hanno gradito e mi hanno punito assaltandomi. Come nei cartoni animati, non ho potuto far altro che tuffarmi in acqua e aspettare. Risultato finale: 19 punture e un tuffo fuori programma nelle chiare, fresche e dolci acque dell’Oxentina.

Adesso mi vengono a dire che quel luogo stupendo deve ospitare una “discarica di servizio”, alla faccia dei gamberi di fiume, delle api, degli acquedotti, del buon senso.
Non sono affatto d’accordo. Per questo guardo con molto interesse e partecipazione la nascita di un gruppo di persone contro la discarica in Vallone dei Morti.

E’ uscito “per un pugno di olive”

Sunday, November 2nd, 2008

SciascelineDa un lavoro dell’antropologa Silvia Genta sulle donne che arrivavano in Liguria dal basso Piemonte e dall’Emilia per raccogliere le olive è nato l’ultimo lavoro del regista Franco Revelli in collaborazione con l’associazione Red Century

Le Sciasceline erano ragazze che vivevano qualche mese lontano dal paese, libere, malgrado il lavoro duro negli uliveti, restavano giovani donne con tutta la voglia di vivere.
Stando chine per ore e ore, le giovani donne raccoglievano una ad una ogni oliva caduta per terra . Prima dell’introduzione delle reti le olive venivano raccolte una ad una.
Un lavoro duro, al freddo, con i geloni alle ginocchia e soprattutto lontano dal proprio paese, da casa. Un lavoro che riempiva i tempi morti della montagna, permetteva loro di uscire dal paese di origine e che permetteva alle giovani donne di dare un aiuto alla famiglia.

Il documentario è un breve percorso nei ricordi per riflettere su cosa sia stata la civiltà dell’ulivo. Un viaggio tra gli uliveti per ritrovare i luoghi delle Sciasceline e visitare i ruderi che ne confermano ancora oggi la leggenda.
Attraverso le interviste raccolte, la storia viene raccontata da più punti di vista: chi ha sentito parlare di queste donne, chi le ha viste, chi le ha ingaggiate e cercate. E poi ovviamente i ricordi stessi di chi ai tempi ha fatto la Sciascelina. Storie di lavoro duro e scarso guadagno, ma anche storie di semplicità di vita e spensieratezza.

finalmente!

Wednesday, October 29th, 2008
olio di oliva nuovissimo

olio di oliva nuovissimo

Sapevo che le olive che con la famiglia avevo raccolto domenica scorsa, in quel momento, si trovavano già al frantoio, ma sono diventato molto impaziente dopo che ho letto il post di Alberto, con quella bella foto che mi ricorda cosa ho visto lo scorso fine settimana: olive pronte da raccogliere e cielo azzurro, tanto fino a vederle anche di notte prima di addormentarsi.

Già non vedevo l’ora, ma Alberto, inconsapevolmente mi ha messo ancora più fretta, stava per arrivare uno dei momenti più belli dell’anno: il ritorno delle olive dal frantoio, olive in forma liquida.

Ecco la magia è compiuta: olio di olive taggiasche appena spremute, proprio quelle che abbiamo raccolto nella nostra campagna, con le nostre manine e la nostra fatica.
La fatica è finita, adesso c’è abbastanza olio per tutto l’anno.

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