pagine di Gian Marco

Archive for the ‘citazioni’ Category

riordinando

Wednesday, September 24th, 2008

Non so se capita ad altri, ma quello che succede a me quando inizio a riordinare qualche anta o qualche scaffale contenente libri o riviste è sempre lo stesso: inizio a leggere e addio lavoro.
C’è da fare posto da qualche parte, si devono riciclare riviste ormai vecchie, quei libri vanno spostati? Chiedete a me e farò il lavoro molto lentamente e già agguantato il primo oggetto leggibile inizio a curiosare cosa racconta.

Per fare il lavoro “ottimizzando” il tempo, ho provato a impormi il metodo scientifico suggerito da Catriona, quello della pagina 69. Ma, se il metodo magari mi indica davvero una pagina del libro interessante e significativa, per il mio specifico problema di minimizzazione di tempo impiegato questo sistema si è rivelato inutile.
Ciliegi nel parco Burcina Felice Piacenza Infatti mi sono subito imbattuto in uno di quei piccoli saggi-libercoli forse omaggio di qualcosa che non si sa dove mettere: “dalla culla alla culla, come conciliare tutela dell’ambiente equità sociale e sviluppo”, scritto da una atipica coppia formata da un architetto americano (W. Mcdonough) e un chimico tedesco  (M. Braungart).  Alla pagina 69, una semplice riflessione mi ha messo in azione le rotelle e alla fine mi sono trovato a scrivere questo post.
Nel libro si racconta della pianta del ciliegio:

I suoi fiori danno frutti che sfamano uccelli, uomini ed altri animali in modo che i noccioli cadano a terra, mettano radici e crescano. Chi mai, guardando i fiori di ciliegio ai piedi della pianta esclamerebbe: “che inefficenza, che spreco!”. L’albero fa fiori e frutti in abbondanza senza danneggiare l’ambiente in cui vive. Una volta caduti a terra, i fiori si decompongono e si scompongono in sostanze che nutriranno i microrganismi, gli insetti, le piante, gli animali e il suolo.
L’albero, di fatto “produce” più di quanto sia necessario al suo successo all’interno dell’ecosistema [....omiss...] L’albero nutre infatti praticamente ciò che gli sta attorno.

Il testo continua poi parlando delle case ecologiche, che se non producono per l’ambiente circostante più di quanto consumano, perlomeno non sono un salasso.
Pochi giorni fa greenreport ha pubblicato la notizia che, a partire dal 1 gennaio, abbiamo appena finito di consumare l’equivalente di tutto quello che la Natura ha prodotto e produrrà nel 2008. Tutto quello che facciamo adesso lo stiamo attingendo dalle riserve accumulatesi nei secoli. Prima o poi finiranno le “riserve”. Impareremo a fare come gli alberi di ciliegio?

beh, io lo trovo scandaloso….

Wednesday, September 10th, 2008

Ho appena letto una notizia dal sito di Adnkronos: il nostro ministro per la Pubblica Istruzione ha appena affermato che

“Forse qualcuno griderà subito allo scandalo ma trovo che non ci sia nulla di male nel fatto che aziende e singoli imprenditori privati, oltre che alle squadre di calcio, diano un sostegno e sponsorizzino anche istituzioni pubbliche come la scuola e gli insegnanti“.

Trovo scandaloso che lo stato dribbli i suoi doveri istituzionali come quello di garantire una istruzione ai giovani e di garantire quindi la sua stessa sopravvivenza. Che facciamo, deleghiamo alle squadre di calcio il futuro della nazione?
Lasciamo che qualche multinazionale insegni ai nostri figli? Li faremo magari studiare educazione alimentare su un opuscolo edito dalla Mc Donalds? Impareranno l’informatica grazie a una azienda produttrice di un sistema operativo, che insegnerà a evitare gli altri? Impareranno la geografia da un Tour Operator?

Un certo Milton Friedman, premio Nobel per l’economia, alla domanda se sia lecito che le corporation usino i soldi degli azionisti per scopi attinenti alla responsabilità sociale ma non giustificabili sotto il profilo dei bilanci risponde di NO:

I dirigenti delle corporation hanno una sola e unica “responsabilità sociale”: massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti. Questo è l’imperativo morale. I manager che perseguono finalità sociali e ambientali a scapito dei profitti – ossia che cercano di agire moralmente – in realtà si comportano immoralmente.

No, caro ministro, LEI SI SBAGLIA: la Pubblica Istruzione deve essere Pubblica, imparziale, completa e garantita dallo Stato. Na va della nostra sopravvivenza come popolo e come nazione.

Graecia capta

Saturday, June 14th, 2008

Semak e NikopolidisIl poeta latino Orazio (Epist.. Il, 1, 156), scrisse la famosa frase Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio, per raccontare come la Grecia, conquistata dai romani, conquistò a sua volta il feroce vincitore, portando le arti nell’allora rustico Lazio.
Infatti, dopo l’occupazione romana, con le sue lettere ed arti la civiltà greca riuscì ad incivilire il popolo conquistatore, fino ad allora rozzo e incolto.

Duemila anni dopo mi capita di guardare una partita di calcio alla TV: Russia contro la Grecia, partita valida per la fase finale del campionato europeo.
Non riesco a non far caso al fatto che sia i calciatori greci che quelli russi hanno scritto i loro nomi sulle magliette con le lettere latine e non quelle delle loro lingua di origine (l’alfabeto russo fu ideato dai santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, e deriva da quello greco).
Insomma il mondo va al contrario, sono i greci che si adattano.
Ma che fine hanno fatto quei caratteri usati da Platone, Aristotele, Omero, Saffo, Alceo, Eschilo, Euripide, Talete, Pitagora e tanti altri, quando il 99% del resto d’Europa era popolato da bifolchi rozzi e analfabeti?

Gyallu

Thursday, March 27th, 2008

Ormai regolarmente si leggono sui giornali frasette tipo questa:

La Cina ha nuovamente accusato la stampa straniera di “distorcere la realtà” nel riferire delle violenze nel Tibet.

Con una frasetta del genere il giornalista di turno fa finta di lavarsi la coscienza.
Tutti sempre pronti a mettere le mani avanti per non scontentare qualche pezzo grosso. Oggi il regime despotico che governa la Cina, ieri e domani il politico o l’imprenditore faccendiere di turno. Non ne posso più.
Per fortuna esistono anche giornalisti come reporters sans frontieres.
Per fortuna sono abbastanza vecchio per ricordare repressioni da regime fascista.
Per fortuna qualcuno tiene ancora a precisare che il Tibet era uno stato sovrano, invaso e soggiogato con la forza e con l’inganno da chi adesso chiama la cricca del Dalai Lama i tibetani che legittimamente reclamano diritti e indipendenza.
Per fortuna oltre a riempire le pagine di cronache rosa, un presidente della repubblica ogni tanto si ricorda dei principi di libertà, uguaglianza e fratellanza che i suoi connazionali avevano diffuso in tutto il mondo.
Per fortuna non sono un giornalista asservito e posso anche io riportare qualche frasetta. Non si tratta però della propaganda di un regime repressivo, ma di una parte di Gyallu, l’inno nazionale di una nazione privata del sacro diritto dell’autodeterminazione: il Tibet.

Possa un’età d’oro di gioia e felicità diffondersi ancora per queste contrade del Tibet
e possa brillare ancora il suo splendore temporale e spirituale
Possa l’insegnamento del Buddha spandersi in tutte e dieci le direzioni
e condurre tutti gli esseri dell’Universo alla pace gloriosa
Possa il sole spirituale della fede e del popolo Tibetano
che emette infiniti raggi di luce augurante
cacciare vittoriosamente i malvagi sforzi della tenebra.

Tutto questo mi auguro che accada presto, nonostante la recente storia del Tibet  racconti il contrario. Per esempio che

Dal 1950 venne distrutta la quasi totalità dei monasteri, oltre 6.000, di cui molti secolari. Circa 1.200.000 tibetani vennero uccisi.

Basta regimi,
inno tibetano

Possa l’insegnamento del Buddha spandersi in tutte e dieci le direzioni
e condurre tutti gli esseri dell’Universo alla pace gloriosa
Possa il sole spirituale della fede e del popolo Tibetano
che emette infiniti raggi di luce augurante
cacciare vittoriosamente i malvagi sforzi della tenebra.

Tito Livio

Monday, February 25th, 2008

Recentemente mi è capitato di leggere un passo di Tito Livio, storico romano contemporaneo del primo imperatore Augusto e incaricato da questi all’educazione del nipote, il futuro imperatore Claudio.
Dell’opera di Livio che narra l’intera storia di Roma dalla fondazione al momento della sua stesura ci sono pervenuti solamente 35 libri, quelli che descrivono la storia dei primi secoli. L’ultimo avvenimento importante è relativo al trionfo di Lucio Emilio Paolo del 168 A.C., quindi il passo di Livio si riferisce all’epoca repubblicana dell’antica Roma, quando gli spettacoli non erano ancora le grandi carneficine del Colosseo, ma le commedie di Plauto e Terenzio.

Per centocinquantotto anni si era assistito agli spettacoli senza distinzione di posti: che cosa era accaduto improvvisamente per cui i senatori non volevano più che la plebe si mescolasse a loro nella cavea? Perché i ricchi avrebbero dovuto provare fastidio a sedersi vicino a un povero? Si trattava di un nuovo arrogante capriccio, che mai in precedenza era stato desiderato né introdotto dal senato di nessun altro popolo.
(Tito Livio, Storia di Roma, XXXIV, 6-8)

Mi è subito tornato in mente questo post, che avevo letto tempo fa sul blog di Eddy Blogger.

Felix Mendelssohn Bartholdy

Friday, February 1st, 2008

Forse l’opera più conosciuta del celebre compositore tedesco Felix Mendelssohn Bartholdy è la sinfonia n°4 del 1833 detta “italiana”, scritta dopo un viaggio nel nostro Paese. Ricordando il viaggio per lo Stivale, Mendelssohn scrive:

sinfonia4
In Italia, la musica non l’ho trovata tanto nell’arte, quanto tra le rovine, nei paesaggi, nella gaiezza della natura

Quanta “musica” esiste ancora dalle nostre parti? Esistono ancora dei paesaggi paragonabili a quelli che hanno ispirato al musicista la quarta sinfonia? Esiste ancora qualcosa che si può definire “natura gaia”?
Io vedo tanto paesaggio fortemente antropizzato e una corsa di gran carriera ad occupare i pochi spazi rimasti liberi.
Pochissimi tratti di costa non cementificata assaltate da porti in costruzione, montagne colonizzate da condomini, progetti di autostrade, gasdotti, e ogni genere di opera in tutti i posti rimasti belli. Periferie degradate in continua espansione, rumenta.

Chi fermerà la musica? Cantavano i Pooh. Risposta, l’abbiamo fermata noi, uomini di cemento.

Capriolo Zoppo

Tuesday, January 15th, 2008

Capriolo Zoppo, capo della Tribù Duwamish nel 1854, scrisse una lettera all’allora presidente degli Stati Uniti, in risposta ad una sua richiesta di poter acquistare le  terre abitate dalla Tribù. Domanda assurda per quel popolo, che solo una cultura non pellirossa avrebbe potuto concepire.
Dal testo integrale della lettera di Capriolo Zoppo, che vi invito a leggere integralmente, cito questo passo:

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Nelle parole di Capriolo Zoppo ci trovo una saggezza e una lungimiranza rarissime. La saggezza magari mi direte che deriva dalla sua cultura Duwamish, ma la lungimiranza di scrivere al presidente degli Stati Uniti cose che non ha ancora capito 150 anni dopo (alla faccia della vista delle colline rovinate dai pali del telegrafo), quella è tutta sua.
Esiste forse qualche capo di stato bianco che ha una briciola del cervello di Capriolo Zoppo?

Giovanni Pascoli

Tuesday, January 1st, 2008

Inizio il 2008 di umore non propriamente buono, certo non mi lascio prendere dall’ottimismo.

Giovanni PascoliEsattamente cento anni fa come vedeva il futuro un altro inguaribile ottimista come il poeta Giovanni Pascoli?
Ecco un estratto di una sua lettera, pubblicata sulla rivista “Prensa” di Buenos Aires il 10 luglio 1908:

L’abisso del possessore unico trasformerà il nostro pianeta in una galera terracquea in cui tutti gli uomini lavoreranno meccanicamente, parlando, o a dir meglio, tacendo in una sola lingua, ubbidendo al cenno invisibile del solo despota che impera… il campicello è assorbito dal campo, il campo dalla tenuta, la tenuta dal latifondo e così via… i più forti ingoieranno i più deboli: verrà il tempo in cui si potrà dinotare per nome l’unico possessore di tutto il mondo: un tiranno al cui servizio sia un genere umano di schiavi.

Purtroppo vedo che il mondo si sta avviando in questa direzione, in cento anni abbiamo fatto tanta strada, riusciremo a smentire il caro poeta? Mi piacerebbe molto fare in modo che finisca in questa lista, ma temo che il poeta, come tutti i poeti, abbia uno spirito di osservazione superiore e un animo in grado di capire fino in fondo cosa passa nel cervello dei suoi simili.

Comunque, tanti auguri di un buon 2008 ….

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