pagine di Gian Marco

Archive for the ‘citazioni’ Category

un punto di vista strambo

Saturday, November 19th, 2011

Un punto di vista strambo è una canzone presentata tre giorni fa allo Zecchino d’Oro. Molto carina e con un messaggio molto interessante: l’invito a mettersi nei panni dei pipistrelli e osservare il mondo alla rovescia.

… Provaci un po’ anche tu, provaci!
Prova a cambiare il tuo dritto punto di vista.
E così capirai, che in fondo
L’unico tu non sei, nel mondo
Che il tuo dritto punto di vista è per noi un punto di vista strambo,
Parecchio strambo…

Lo stesso giorno che la canzone è stata eseguita la prima volta alla TV, il neo ministro per l’ambiente Corrado Clini, ancora prima del voto di fiducia delle camere, ha subito colto il suggerimento e ci ha parlato di TAV come opera prioritaria, OGM che vale la pena coltivare, della via nucleare per la produzione di energia (con tanti saluti al rispetto dovuto per l’esito del referendum), e di caccia, il tutto condito con i complimenti al progetto del ponte sullo stretto. Non c’è che dire, un vero punto di vista davvero strambo, tutto capovolto rispetto a quello che  mi sarei atteso da un ministro preposto alla difesa dell’ambiente.
Vabbé, parliamo di cose serie: complimenti all’autore della canzone e ai due bambini che l’hanno portata al successo (eh si, perché mentre componevo il disegno dei pipistrelli e il volto del ministro, il punto di vista strambo ha vinto lo Zecchino d’Oro), mi perdonino se ho usato la canzone per parlare d’altro.

un duca ragionevole e le carriole

Tuesday, September 20th, 2011

Ferrara 1570: il terremoto nessuno se lo aspettava in pianura ma arrivò anche nella città del duca Alfonso II d’Este. Le scosse durarono fino al 1574, seguirono altri fenomeni sismici minori per una ventina d’anni. Le cronache dell’epoca raccontano dei lutti, delle rovine e delle fughe dalla città. Ferrara era messa molto male:

Non vi fu in somma un edifizio pubblico e privato che non risentisse danno. Ciò che si mantenne in piedi dovette raccomandarsi a puntelli, tutte le vie si videro ingombre dalle rovine e la Città prese il più orrido aspetto.

Il duca, rientrò a Ferrara nel gennaio del 1571 e nel mese di agosto emanò un decreto in cui si ordinava a tutti i residenti a Ferrara da almeno 15 anni di ritornare in città pena la confisca delle proprietà urbane.
Nel museo del castello di Ferrara ho scattato due foto di altrettanti pannelli, che raccontavano la storia, il clou sta proprio  nel cambio di pagina:
fare click per ingrandire

Piano piano, con tanto lavoro e tanti sacrifici, Ferrara ritornò ad essere una città viva e bella.

L’Aquila 2009: in poche decine di secondi vanno in rovina famiglie, case, paesi e la parte più antica della città. Più di due anni dopo è ancora impossibile ricostruirla. Chi comanda non è più un duca lungimirante, dunque vengono date disposizioni contrarie: si deve impedire il rientro dei cittadini. Entrare nella zona vietata, con o senza carriola, è una cosa da finire in un tribunale, la colpa è quella di desiderare ridare vita alla propria città?
Comandi chi comandi, duchi o ducetti, il sottoscritto non dimentica che nelle “cose da fare al più presto in Italia” c’è la ricostruzione di una città, una ricostruzione fatta in prima persona da chi quella città la ama e ci vuole tornare a vivere e non da loschi figuri che se la ridono delle disgrazie altrui.

 

 

cosa tiene appese le arance

Sunday, September 4th, 2011

Ecco alcune mie riflesioni dopo aver letto il libro di Mario Calabresi dal titolo “cosa tiene accese le stelle“, un viaggio nel nostro Paese attraverso le storie di chi – scienziati, artisti, imprenditori, giornalisti e persone comuni – è stato capace di inseguire i propri sogni.
Tra le varie storie raccontate di inseguitori di sogni, gente che da grande vuole andare su Marte per il semplice fatto che è lì, dietro l’angolo, diventare cardiochirurgo, oppure di persone che sono partite da un piccolo paese di montagna ed oggi sono dei ricchi imprenditori in America, si accenna ad una che dalla Sicilia si è trasferita altrove ed

ogni estate va in vacanza al paese, quando mangia un’arancia sospira ricordando quanto erano buone quelle del frutteto del nonno, ma dentro di sé sa che non tornerebbe mai a vivere là.

A quel punto ho capito perché il libro non mi ha trasmesso ottimismo: non ho potuto astenermi dal chiedermi se per avere un futuro si debba per forza sognare. Insomma, non è possibile in questo cavolo di mondo condurre una vita normale, in una casa normale di un paese normale, magari con un giardino di arance piantate dal nonno?
Una esigenza legittima e antica: mi sono ricordato del mito di Er, una storiella inventata da Platone per raccontare che secondo lui l’anima è immortale e si reincarna. Un giorno il guerriero Er viene ferito e trovandosi “più di la che di qua”, finisce dove le anime escono da un paradiso o da un inferno dove sono state per mille anni e devono scegliere il corpo in cui reincarnarsi. Er assiste quindi alla scena: viene sorteggiato un ordine e dunque l’anima più fortunata sceglie per prima la sua prossima reincarnazione: guerriero, re, servo, fruttivendolo, contadino, allevatore, pescatore, sacerdote, scriba, ecc…
Quando arriva il turno di Ulisse, l’anima dell’ex re di Itaca continua a dare prova di saggezza e corre a scegliere una vita normale, la più normale possibile.
Il libro di Calabresi, purtroppo, riesce a infondere speranza solo a chi vuole fare cose grandi, a guardare in alto. Peccato, il desiderio dell’autore di trasmettere ottimismo mi è sembrato molto sincero, ma non lascia scampo a chi vorrebbe una vita semplice a coltivare arance, perché sono buone, senza però dover necessariamente puntare ad andare su Marte, perché è là.

Travi e pagliuzze

Tuesday, August 9th, 2011

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?
(Luca 6-41)

Ecco cosa mi è tornato alla mente oggi riflettendo su due notizie pescate su internet, storie che non hanno avuto nessun clamore proprio perché travi nel nostro occhio, notizie scomode ma che facilmente si possono ignorare, così come si mette la polvere sotto il tappeto.

Turi VaccaroE’ facile dire che i cinesi sono degli irresponsabili perché inquinano lo Yagtze e quindi il delfino bianco si è estinto , ma poi cosa c’è di diverso nell’inquinare il bacino del Rodano e far sparire dalla circolazione il “Re del Doubs“?

Oppure, inutile scandalizzarsi se il sovrano del Barhein, a seguito delle proteste di popolo, fa radere al suolo il monumento ai pescatori di perle intorno al quale si radunava la folla (le perle erano la principale fonte di sostentamento della popolazione prima della scoperta del petrolio), se poi oggi le nostre forze dell’ordine hanno segato l’albero sopra il quale l’attivista no-tav Turi Vaccaro si era arrampicato per protesta e ci aveva trascorso qualche giorno.
Eh sì… oggi una notizia presentata con fonte ANSA scrive candidamente che “l’abbattimento è stato deciso per evitare il ripetersi di spettacolari forme di protesta“, certo non per la sicurezza (che so… magari era secco, morto, pericolante e rischiava di cadere a terra).
Personalmente non vedo tutta questa differenza, però la brutta fine del delfino dello Yagtze  oppure che il re del Barhein accetti malvolentieri le critiche, chissà come mai, sono fatti molto più noti che le faccende scomode di casa nostra.

Concludo ringraziando “lasacco” per la foto che ho preso a sbafo dal suo sito web, spero che mi perdonerà…

E’ anche colpa mia

Sunday, January 16th, 2011

Fonte: http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/arc_19435.htm

Fuori la Scala, manifestanti con tanto di petardi, caschi, fumogeni, e altri oggetti contundenti. Dentro, un sovrintendente che usa toni sprezzanti, forse dimenticando che il ministro della Cultura Bondi è in Senato a votare, e un direttore d’orchestra che tiene il suo comizio antigovernativo.

Leggendo certe mostruosità, come questa appena riportata, mi sento impotente, annichilito. Di fronte a certe dichiarazioni e, soprattutto, di fronte al fatto che qualsiasi cosa accada nessuno reagisca, mi sento come proveniente da un altro pianeta.

Ci sono siti web che riportano ancora le deliranti affermazioni di un voltagabbana matricolato che chiama “comizio antigovernativo” la lettura di un articolo  della costituzione. Ci sono ministri che compiono irregolarità intollerabili di fronte ai rappresentanti del popolo che gli paga lo stipendio… E tutto questo dovrei digerirlo? Dovrei pensare che accade “per il mio bene”?
Ormai siamo alla civiltà del chi urla più forte. Qualsiasi falsità, qualsiasi calunnia, qualsiasi inesattezza viene riportata e amplificata a difesa di un signore che ha l’età per essere mio padre e fa festini con ragazze che potrebbero essere mia figlia, che telefona alla polizia e, mentendo, chiede un trattamento di favore per una di queste.

Se essere filogovernativo vuol dire accettare che si telefoni alla Polizia di Stato raccontando bugie, se i comizi antigovernativi incominciano con la lettura di un articolo della Costituzione e terminano con l’esecuzione di un’opera di Wagner, allora credo di essere un antigovernativo pure io.

Da almeno un mese, ogni giorno, spero che accada qualcosa di bello, ma la mia attesa è vana. Un po’ è anche colpa mia: qualcosa di bello avrei potuto anche trovarlo a pochi passi da casa.

   Se mi sento circondato da menzogna, servilismo, porcate e indifferenza è anche colpa mia che non reagisco, che non oltrepasso la cappa di merda che ci sovrasta per andare a cercare le poche cose belle che sopravvivono. Questo comizio antigovernativo è un esempio di quel poco di bello che ancora rimane, prima che un’ altra generazione di pianisti sanz’arte e di servili voltagabbana porti via tutto.

tu quoque, prete, frater mi

Friday, November 26th, 2010

ahi ahi ahiPassino gli scivoloni grammaticali da parte di una categoria di persone che una volta conosceva le lettere meglio di chiunque altro.

Per carità, può capitare che prima o poi il foglietto della Santa Messa domenicale contenga un erroraccio finito lì chissà come.

Ma, cazzarola, adesso questa non la capisco proprio: esce un libro-intervista dove una persona che dovrebbe aver studiato per decenni logica e filosofia toppa clamorosamente sull’ABC della coerenza!

Parlando delle tendenze omosessuali, prima detto signore constata che oggi ancora non si sa se sono effettivamente congenite oppure se nascano invece con la prima fanciullezza, dopo però se ne esce affermando che l’omosessualità “rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”.

Non entro nel merito della questione di morale cattolica. Parlo solo della coerenza logica del discorso: come  si fa a dire che una cosa non si conosce e contemporaneamente che la stessa cosa si conosce?
Come è possibile affermare che l’omosessualità è contraria alla legge di Dio ma, allo stesso tempo, constatare che non si sa se appartiene ad una legge della Natura che Dio stesso ha creato?

Caro signore che hai scritto questo libro, premettendo che, come tu insegni, Legge naturale = manifestazione della volontà di Dio, benedetto Joseph, ti consiglio di ripassare la logica: se l’omosessualità fosse contraria alla legge di Dio, allora certamente la sua origine non sarebbe innata nell’uomo. Dato però che non ne conosci l’origine, allora non trarne conseguenze così categoriche.
Grazie.

P.S.: avvertenza a chi eventualmente volesse commentare questo post: qua si parla di logica, evitate pistolotti anticlericali. Questa non è la sede adatta.

le melanzane e il turismo di massa

Saturday, September 18th, 2010

Oggi parlerò di un profondo pensatore, Dinamite Bla, un solitario campagnolo che abita in cima ad una collina che si chiama “Cucuzzolo del Misantropo”. In una delle sue ultime apparizioni (da buon eremita di poche parole lo si vede poco in giro) afferma che:

C’è più umanità in una melanzana che in un pullman di turisti

Dinamite BlaIn effetti, ottenebrata dai nefasti fumi del consumismo, la mente umana è ormai convinta dalla necessità di trasformare in divertimento ogni cosa, comprese le vacanze o i brevi soggiorni. Anzi, ormai se uno non fa cazzate non si sente in vacanza, se uno non spegne il  cervello non esiste. Si deve a tutti i costi sballare, esagerare, fare i fighi, con buona pace della dantesca virtute e canoscenza.

Il termine marketing turistico, poi, l’ho sempre visto con sospetto: non è che serve ad aumentare la percentuale di danteschi bruti attorno a casa mia?In loro vece, attorno a me preferirei piuttosto degli esseri umani, persone che si muovono per capire, per osservare, per ammirare, per conoscere persone; animi capaci anche di vedere l’umanità di una melanzana, di un fiore, di una farfalla, di un paesaggio, di un tramonto che nella loro città non possono avere il piacere di contemplare. Ma di solito queste non riempiono i pullman, neppure i grossi condomini che hanno deturpato le coste che altri amministratori della cosa pubblica, ottenebrati pure loro, hanno lasciato costruire.
“Cittadini”, nel senso di persone culturalmente estranee all’umanità ed estraniate dalla natura, tornate in voi o rimanete lontani dal mio cucuzzolo!

addio messaggi nelle bottiglie

Wednesday, July 28th, 2010

Sarà che sono condizionato dal fatto di abitare vicino ad una costa gremita di porti turistici inframezzati a cittadine con problemi di depurazione delle acque e che in mezzo a queste esistano solo piccole spiagge frequentate da bagnanti trasandati nello spirito ancora più che nel vestire.
Sarà che la bruttezza del piccolo rifiuto fa parte del mondo circostante, ma ormai una bottiglia trasportata dalla corrente sul bagnasciuga oppure infilata negli scogli dal moto ondoso passa inosservata (e come potrebbe, dal momento che oggigiorno è normale che passino in cavalleria anche segnalazioni come questa).

piccola rumentaI sacchetti della spesa abbandonati, i pacchetti di sigarette, le cicche, bottiglie, lattine, le  schifezzine lasciate dall’uomo sono ovunque e, ahimè, ormai fanno parte del paesaggio.
Una volta era segno di civiltà raccogliere da terra un oggetto e metterlo nel cestino: da piccolo mi avrebbero fatto i complimenti per un gesto del genere. Oggi persevero, se capita, ma sono certo che presto troverò persone pronte a deridere per quella che una volta era una buona azione.
Una volta… E infatti una volta il paesaggio era diverso, la gente era diversa. Cento anni fa la costa ligure vicino a Sanremo era nelle stesse condizioni in cui si trovava la taiga, la foresta siberiana dove viveva Dersu Uzala:

in taiga dove bottiglia trovi?

Dicendo questo, nel romanzo Dersu “salvò” una bottiglia preservando immacolato un angolo di taiga.
Nella foresta o nel mare una bottiglia era una anomalia, attirava l’attenzione.
Oggi, se scriveste un messaggio per affidarlo ad una bottiglia alla deriva, sareste proprio sicuri che qualcuno possa essere così curioso da raccoglierla e aprirla?



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