pagine di Gian Marco

umorismo involontario

14/08/2017

Sono soltanto io che mi sono messo a ridere guardando questa foto?

dress code

26/05/2017

Oggi tutti ad applaudire il dress code della signora Melania che, ricevuta in udienza dal papa, si è vestita conformemente allo “standard”  (?).

Ieri, invece, tutti ad applaudirla per il fatto contrario per aver visitato l’Arabia Saudita a capo scoperto.

Se fossi certo che in entrambi i casi la signora Melania avesse scelto di vestirsi come cavolo le pareva, senza condizionamenti, senza scelte di convenienza, allora sarei anch’io in prima fila ad applaudirla.

 

Il punto interrogativo fra parentesi nella prima frase esprime il mio dubbio riguardo la necessità di un qualsiasi standard in fatto di vestiario.

Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». (Atti degli Apostoli, cap. 10 , vv 25 e 26)

Davanti ad un uomo, per rispetto dell’uomo, ci si debba vestire in maniera da non turbarlo, da non spaventarlo, ma soprattutto da sembrare quello che si è veramente e non una maschera di carnevale. Sotto questo punto di vista, secondo me, Raissa Gorbaciova nel 1989 fu più coerente.

Raissa 1989

dopo un tramonto succederà di sicuro qualcosa

27/04/2017

Oggi finalmente ho capito perché non sopporto gran parte della musica leggera.
Un indizio, proprio dal testo di una canzone:

cantautori sempre pronti a fregarti coi tramonti

Che vuol dire?
Vuol dire che non sono perfetto, non mi considero niente di più che uno zoppo che ogni giorno può scegliere di camminare meglio.
I testi delle canzoni invece raccontano di amori perfetti, di sentimenti assolutamente puri, certi e cristallini, universali. Anche quando parlano di addii e di abbandoni.
Ho scoperto di non avere nulla in comune con questa roba, ne ieri e neppure oggi.
Ho invece il desiderio di migliorare, smettendola di prendermi sul serio, smettendola di credere ai “tramonti” perfetti delle canzoni. Forse oggi ho imparato ad amare i miei errori, soprattutto quelli che mi hanno regalato la possibilità di diventare migliore.

Paranormale un bel cavolo

03/03/2017

Incendi misteriosi, fenomeni paranormali, UFO, ecc…
Ecco in questo post, il migliore che abbia letto in questi ultimi mesi, la spiegazione.
E’ un po’ lungo, ma proprio per questo vale la pena leggerlo. Sono le frasi ad effetto su twitter o facebook che non offrono spiegazioni ma affermano soltanto. A me invece piacciono i siti che raccontano e dettagliano, che motivano adeguatamente le conclusioni.

gambe di vicequestore e danno di immagine

23/09/2016

Catania Oggi ho letto sul secolo XIX la notizia di un vice-questore (o per dirla alla Boldrini una vice-questora) che ha pubblicato su facebook una foto che ritrae le sue gambe, comportamento che secondo il “Movimento poliziotti democratici e riformisti” è ritenuto «poco consono ad un dirigente di polizia».

 

Dato che i siti web propongono notizie “simili”, in basso mi veniva visualizzata una notizia di due anni prima: la condanna di un allora vicequestore per aver preso a calci un manifestante.
L’atto di aver preso a calci un manifestante già a terra (oltre ad aver fatto male alla persona colpita), secondo la sentenza avrebbe leso la reputazione della pubblica amministrazione.
Genova

Insomma, due vicequestori che hanno leggermente toppato e per questo la P.A. non ci avrebbe fatto bella figura.
Oltre alla curiosità di saperse se anche allora il “Movimento poliziotti democratici e riformisti” si sia o meno attivato per difendere l’onorabilità delle forze dell’ordine, mi resta sempre il dubbio su quale dei due comportamenti sia davvero il più grave.
La butto lì: forse quello che ha prodotto anche dei reati come “effetto collaterale”?
Scommettiamo invece che si parlerà molto di più del danno di immagine causato dal comportamento esente da reati?

Internet? Social? Mah!

10/08/2016

Ecco perché penso che l’accesso ad internet, per molta gente, sia inutile:
non basta avere il mezzo, ma occorre avere la capacità di utilizzarlo.
Per utilizzare internet serve un minimo di cervello e di senso critico, l’atteggiamento di verificare ogni cosa che si legge prima di prenderla per vera, l’ovvia pazienza di chi legge e medita prima di parlare.

Sembrano cose scontate e sensate ma invece basta leggere «Oh! Che notizia triste: è morto Paul Newman!» e subito si scatena un coro di storditi che piange la morte dell’attore (avvenuta quasi 8 anni prima).

Oppure basta il titolo di una notizia su una persona che perde casa e lavoro e tenta di darsi fuoco per scatenare una serie di commenti tipo «aiutiamo gli italiani come il signore», «per lui non esistono sussidi, alberghi e pranzi pagati, vero?» o anche «aiutiamo gli altri, noi carne da macello» fino a quando qualche commentatore più intellettuale legge anche il testo dell’articolo, non solo il titolo, e scopre che la persona è un cittadino marocchino di nome Ishmal.

Viviamo in un mondo che non mi piace, dove sono troppi gli Ishmal, i Giovanni e le Marie che non hanno una casa e un lavoro dignitoso, dove si bombardano ospedali, si stipano profughi su ogni cosa che galleggi, per poi lasciarli annegare o uccidere dai trafficanti di organi, dove si fanno le peggio cose. Certo, non utilizzare il cervello davanti al proprio browser preferito è un problema minore… ma è sempre grave, perché se noi singoli uomini non abbiamo il potere di controllare il Mediterraneo abbiamo invece il potere di controllare il nostro cervello… forse.

Questo blog ha poco senso

09/08/2016

Ci ho messo un po’ a capirlo, ma meglio tardi che mai.
Far sapere al mondo cosa penso veramente con molte probabilità è uno spreco di tempo e un autogol.
A nessun estraneo interessa un fico secco di quello che scrivo ma che finisce comunque archiviato da qualche parte. Al contrario, ogni cosa scritta può essere ripescata all’occorrenza e utilizzata contro di me, magari decontestualizzata e tagliata ad arte per farmi affermare cose che non ho mai detto né pensato.
Invece, chi non mi è estraneo, può sempre ascoltarmi di persona oppure scambiare qualche e-mail.
E’ finito il tempo in cui credevo che internet potesse diventare uno strumento utile al progresso materiale e intellettuale, collaborativo e condiviso.
Ormai è terreno di malintenzionati, oggetto di norme di legge sempre più demenziali e restrittive, strumento di propaganda, parte integrante dell’attività di corporation che fanno i soldi interessandosi degli affari altrui rastrellando dati che noi stessi più o meno consapevolmente rendiamo disponibili.
Con queste certezze è chiaro che questo blog abbia poco senso di esistere.

17 aprile 2016

05/04/2016

C’è forse bisogno di far sapere a chi mi conosce cosa farò domenica 17 aprile? Agli altri può forse interessare? Credo di scrivere un post inutile, però non rinuncio a raccomandare di andare a votare al prossimo referendum, così come a tutti gli altri futuri. Non facciamoci scippare questa possibilità da chi butta via i nostri soldi per non darci il diritto di scegliere!




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